Palazzo Loreto è uno dei rari esempi di musei regionali in scala reale ed è sede di diverse associazioni. Si trova nella zona settecentesca del paese ed è collocato all’interno della cortina edilizia che delimita Corso Umberto I. E’ stato abitato da una famiglia prestigiosa del posto ed attualmente ne ha pieno possesso il Comune di Guardialfiera.
Essendo parte dell’itinerario “Giubileo della Luce”, fa da traino a tutti gli edifici storici del comune e la sua particolarità sta nell’essere concepito come un percorso. Questo palazzo è arredato in maniera spartana, ma adornato da brune travi in legno settecentesche. Nella facciata principale presenta un portale solenne con arco a tutto sesto (opera dei più noti scalpellini del luogo), con un elegante e signorile chiave di volta e dai leggiadri piedritti. Ai lati, invece, sono presenti due porte con arco a sesto ribaltato. Dal punto di vista architettonico questo edificio nobiliare settecentesco presenta una disposizione planimetrica del fabbricato su pianta rettangolare, con la presenza di un giardino nella parte retrostante.
Si articola su 4 livelli costituiti da: piano interrato, adibito a cantina ,con copertura a volta; piano terra, costituito da un grande atrio principale con volta a crociere su cui si innesta una scalinata per l’accesso ai piani nobiliari; primo piano, dove è presente un maestoso camino con maioliche originali ed infine il secondo piano. Il secondo piano è costituito da un atrio che presenta una poderosa lastra delle cave del Paese, dove si ricostruisce quella che era la leggendaria civiltà della pietra guardiese industriale e ornamentale. Questa ricostruzione è impreziosita dalla presenza del “completus” dell’attrezzatura utilizzata in passato per l’estrazione e la lavorazione della roccia, risalente ai secoli XIX e XX. Lateralmente ,invece, vi è l’angolo degli strumenti del secolo scorso. Scostato a sinistra sono presenti le più larghe “Tracce della nostra arcaica vita contadina”. Dentro teche di cristallo, infine, sono presenti le reliquie di Francesco Jovine: i certificati esistenziali e il banco di scuola su cui sedevano i suoi alunni guardiesi negli anni ’20.




La chiesa possedeva nell’area terreni con numerose piante di olivi e compare negli inventari dei beni della diocesi guardiese del 1632 e del 1700. Sorgeva sulla sinistra del torrente Cervaro, a qualche centinaio di metri dalla confluenza del torrente stesso con il fiume Biferno. Non più consacrata al culto, la chiesa, fu ridotta verosimilmente ad abitazione rurale e, ancora oggi, quando il livello del lago scende di quota se ne possono vedere i resti murari. 

I prospetti di queste case sono spesso caratterizzati da portali in pietra, scolpiti da quelli che un tempo erano gli scalpellini locali, e da piccoli balconi con parapetti in ferro battuto. E proprio tra queste abitazioni, vi è la casa natale dello scrittore Francesco Jovine.
In questo antico borgo sulla roccia si sviluppano vicoli pietrosi e scoscesi che originano percorsi in parte paralleli, in parte sinuosi, quasi sempre caratterizzati da rampe. Una di queste vie di Piedicastello è Via Carlo Romeo, dedicata all’illustre cittadino guardiese, giovane poeta, giurista e martire della libertà nella rivoluzione partenopea del 1799.